La Rete Lilliput esprime il proprio parere sulla centrale elettrica a turbogas che l'amministrazione locale ferrarese ha deliberato di costruire all'interno dell'area del petrolchimico.
L'idea di esprimere pubblicamente la propria posizione viene dall'impegno che molte associazioni aderenti alla Rete, quando non il coordinamento stesso, hanno messo nel cercare di comprendere quali effetti potesse avere la nuova costruzione sull'ambiente e di conseguenza sulla salute di cittadini.
Ci pare inoltre leggittimo intervenire nel merito della questione anche in riferimento a quello che è il fondamento costitutivo di Rete Lilliput: il Manifesto nel quale tra le altre cose è scritto che:
"Le nostre strategie d'intervento sono di carattere non violento e comprendono: l'informazione e la denuncia, per accrescere la consapevolezza e indebolire i centri di potere; il consumo critico e il boicottaggio, per condizionare le imprese; la sperimentazione di iniziative di economia alternativa e stili di vita più sobri, per dimostrare che un' economia di giustizia è possibile".
Ora, alla luce dei dati emersi da pubblicazioni scientifiche e dagli incontri con amministratori locali, ci pare che la scelta di costruire una centrale alimentata a metano (che avrà una potenza di 1400 Mgw e un rendimento di 800 Mgw) non rispetti affatto i principi di cui sopra.
Secondo la Rete Lilliput la centrale, seppur tecnologicamente più efficiente, è innanzitutto sovradimensionata, ad unico vantaggio della proprietà privata che otterrebbe un surplus di energia da vendere sul mercato per proprio profitto. L'ipotesi tecnologica della cogenerazione non appare inoltre sufficiente a giustificare tale alta potenza della centrale: il recupero del calore residuo resterebbe molto limitato e quindi disperso nell’ambiente.
A fronte di innegabili vantaggi economici per la proprietà e certo, in parte, per l'amministrazione pubblica che otterrebbe introiti sotto forma di imposte, ci pare spropositato il rischio in cui si viene a trovare la popolazione ferrarese che, già per la morfologia propria del territorio, risente pesantemente del ristagno degli agenti inquinanti prodotti in passato e ancora oggi dal petrolchimico e da altre fonti affatto sottovalutabili come gli inceneritori.
Inoltre ci pare che la scelta della centrale a turbogas si iscriva ancora una volta in una prospettiva di facili scelte consumistiche orientate a soddisfare una domanda di energia che non viene minimamente messa in discussione a livello locale così come a livello nazionale, nonostante le formali preoccupazioni condivise pubblicamente sui cambiamenti climatici e i relativi danni alla salute e all'ambiente. Per altro, se da un lato si afferma che il surplus energetico verrà messo a disposizione dello sviluppo economico e produttivo della provincia, dall'altro non si spende parola per cercare di predefinire ed orientare le caratteristiche (umanamente ed ecologicamente sostenibili) di questo sviluppo.
In questa sede ci limitiamo a sottolineare:
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l'inopportunità della collocazione, in città, di un impianto che emetterà tra le altre (secondo un piano di minima) 1085 tonnellate di ossidi di azoto (NOx), sostanze altamente inquinanti, responsabili primarie delle micropolveri, contro le circa 1200 attuali. Dato quest'ultimo che ci lascia molto perplessi vista la stretta correlazione tra NOx e potenza prodotta. In ogni caso l'aumentata efficienza tecnologica viene quasi annullata dall'aumentata potenza energetica. Infatti a fronte della nuova apertura si prevede soltanto la chiusura di una centrale da 20 + 30 Mgw a gasolio.
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la pericolosità dell'insediamento della centrale in un luogo altamente inquinato del quale sono ancora praticamente ignote le modalità e gli effetti della bonifica che dovrebbe essere attuata dalla proprietà. Il camino di 60 metri richiede una fondazione di almeno 30 metri, con il rischio di contaminazione degli acquiferi.
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i dubbi che ancora permangono sugli effetti delle immissioni gassose che l'impianto produrrà.
Nell'ottica lillipuziana di sperimentazione di iniziative di ecomomia alternativa riteniamo invece che la nostra regione e la nostra città, con la presenza dei verdi nell'amministrazione, dovrebbero avere il coraggio di sperimentare una sinergia di azioni di risparmio energetico e di ricorso alle fonti energetiche rinnovabili.
Infine, anche sotto il profilo della democraticità, la decisione di una costruzione così altamente impattante non può essere materia delegata alla sola scelta e valutazione della compagine amministrativa ma, specialmente alla luce del continuo emergere di dati preoccupanti, deve essere rimessa nella mani della cittadinanza tutta, facendo ricorso - se necessario - agli strumenti della democrazia partecipativa.