Il 23 marzo alle ore 21, presso la Sala
Estense, verrà rappresentato lo spettacolo "Identità di carta" della
compagnia Itineraria, che ha già portato a Ferrara lo spettacolo H2Oro.
L'iniziativa è nell'ambito della Settimana contro le
discriminazioni, indicativamente dal 18 al 25 marzo, di cui sarà presto
disponibile il programma completo.

Tratto dal sito / volantino di Itineraria:
IDENTITA' DI CARTA - una sola razza: la razza umana
Il razzismo scorre nelle vene dell'Occidente europeo: l'identità
occidentale si è costruita sul rifiuto dell'altro, del diverso.
Esclusione, discriminazione dell'altro, senso di superiorità nei suoi
confronti sono stati il lievito della storia dell'Occidente.La gamma di
sentimenti e comportamenti a sfondo razzista è ampia: si può essere
razzisti non solo nel rapporto con gli extracomunitari, ma anche nei
confronti di tutti i portatori di diversità (handicappati, omosessuali,
rom...); si può essere razzisti con atteggiamenti che ci predispongono
a essere prevenuti nei confronti del diverso, a puntare il dito contro
chi non è del nostro Paese, della nostra cultura, della nostra
religione, chi non ha le nostre stesse radici. Il razzismo è
soprattutto figlio della paura e dell'ignoranza.Uno spettacolo per
aiutarci a conoscere, a riflettere, a liberare il tessutodel nostro
immaginario dai virus del pregiudizio, dell'intolleranza,la chiusura
identitaria: perché una società che si chiude in se stessa, che cede
alla paura delle differenze, è una società meno libera e meno
democratica.
Con gli auspici del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Realizzato con il Patrocinio della Campagna "Non aver paura,
apriti agli altri, apriti ai diritti", del Ministero dei Beni e delle
Attività Culturali e del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano.
Una produzione della Compagnia teatrale ITINERARIA diretta da Roberto Carusi
Interpreti: Gilberto Colla e Fabrizio De Giovanni
Testo: Ercole Ongaro
Regia: Loriano Della Rocca
Allestimenti scenografici e tecnici: Maria Chiara Di Marco
Datore Luci: Karim Abou El Dahab
Macchinista: Eliel Ferreira De Sousa
Post produzione: Franco Valtellina
Fotografo: Karim Abou El Dahab
Segreteria: Federica Di Marco
Lo spettacolo sostiene la "Campagna Clandestino" promossa dal settimanale CARTA - http://clandestino.carta.org/
INTERVISTA A ERCOLE ONGARO (autore del testo)
Perché hai scritto questo testo?
Le cronache di ordinario razzismo che offendono la dignità di
persone, soprattutto immigrate, chiedono che ci si fermi a riflettere
come cittadini e come comunità, perché c'è il rischio di lasciare
crescere un virus che può debilitare il tessuto sociale e
disintegrarlo, aprendo la strada ad avventure di cui potremmo
vergognarci e quindi pentirci di non avere fatto nulla per averle
scongiurate. Soltanto se reagiamo, se non restiamo spettatori inerti,
possiamo immaginare che la battaglia non è persa.
Come hai costruito il testo?
Partendo anzitutto dalla mia esperienza di cittadino a contatto con
la realtà dell'immigrato e prendendo coscienza che anch'io posso
provare impulsi di rifiuto verso l'immigrato con cui vengo a contatto.
Poi ho attinto a molti saggi che sono stati scritti sull'argomento e
che hanno affrontato la tematica: dalla zavorra razzista depositata nel
fondo della storia europea e italiana al condizionamento educativo dei
bambini, dai dati effettivi del fenomeno immigratorio alla
strumentalizzazione politica della paura, dalla riflessione su alcuni
fatti di cronaca all'ascolto del j'accuse di un immigrato.
Il razzismo non è nuovo nella storia italiana?
Basta guardare alla nostra storia coloniale. Per lungo tempo si è
steso un velo di silenzio sull'aspetto razziale del colonialismo
italiano, si è sostenuto che l'Italia coloniale era stata immune dal
razzismo: si è narrata la storia di un'esperienza coloniale italiana
eccezionalmente mite, più simile a una impresa umanitaria (strade,
scuole, ospedali) che a un'azione di conquista. Successivamente si è
cercato di minimizzare, di sostenere che il colonialismo italiano è
stato molto poco razzista, un razzismo minore rispetto a quello
sviluppato da altri stati imperialisti. Allo stesso modo si è cercato
anche di ridimensionare l'antisemitismo fascista, considerandolo come
episodio minore rispetto all'orrore assoluto della Shoah, riducendolo a
un fenomeno di opportunismo o di imitazione subalterna del modello
nazista. Siamo un popolo che non sa fare i conti fino in fondo con il
proprio passato.
Quel razzismo era ispirato da una politica, ma il razzismo di oggi
non è soprattutto conseguenza di un fenomeno epocale quale
l'immigrazione di massa dal Sud del mondo?
La politica non è del tutto estranea neppure oggi. Il razzismo
germina oggi sul terreno della paura e dell'insicurezza. Ma, appunto,
ci sono forze politiche che cavalcano la paura, che ne fanno l'asse
della propria strategia politica: investire sulla paura paga, come
insistere sulla "percezione" dell'insicurezza. Il binomio
insicurezza-paura è vincente, nonostante le statistiche diano gli atti
criminali in diminuzione.
Uno spettacolo teatrale cosa può fare su questo terreno?
Può fare la sua parte, piccola o grande non importa: può aiutare a
riflettere, a resistere contro la predicazione del rifiuto, dell'odio,
dell'incomunicabilità; può comunicarci emozioni profonde che ci
spingono a uscire dal cerchio dell'indifferenza e della rassegnazione;
può non farci sentire soli e donarci energie nell'impegno per costruire
una società in cui la dignità di ogni persona è il bene più prezioso.
Difendendo la dignità degli altri difendiamo anche la nostra dignità,
la nostra umanità. Quando è in gioco la nostra umanità, è in gioco
tutto. Non possiamo rassegnarci a perdere, tanto meno disertare.